text by: Francesco Fossa ›
Nel giorno della memoria una parata di reduci e cadetti invade la città di Obama, ne occupa il cuore, il centro vitale e bianco. Sventolio di bandiere, sorrisi, divise d’epoca. Dovrebbe essere una festa utile a rinvigorire il coraggio, l'onore, la forza americana. Il volto di un veterano sulla sedia a rotelle restituisce la dimensione del reale, della guerra e dei suoi effetti. Quelli che una rappresentazione da circo vorrebbe far dimenticare. Oltre le quinte del set è un'altra storia. Basta allontanarsi di pochi isolati per ritornare sulla terra, per tuffarsi in un’altra dimensione, leggendo nei volti, negli sguardi seri o attoniti di persone che il sogno americano hanno smarrito, schiacciato dalla crisi economica, dalle guerre finanziarie che nessun esercito potrà mai sconfiggere. Non quello delle reclute – nere - come il Presidente nero di Chicago, con il quale si pensava di entrare in una nuova era. E così è stato. Ma la nuova è peggiore della prima. Perché Bin Laden è morto. I terrorismi, bianchi o neri che siano, no. Mentre il destino si confonde in una girandola di emozioni. Smarrito in un luna park affacciato sul lago, tra profumo di vaniglia e giostre impazzite. Pe la gioia degli inconsapevoli.























