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VOLTURNO. Una navigazione.


Le immagini esposte a Capalbio sono una selezione di un lavoro iniziato nel dicembre 2014 lungo gli argini del Volturno, il fiume più importante del Meridione d’Italia. Centosettantacinque chilometri dalle sorgenti a Rocchetta al Volturno in provincia di Isernia, fino alla foce di Castel Volturno nel Golfo di Gaeta. Un fiume che a dispetto della notevole portata d’acqua pare nascondersi con i suoi ripetuti meandri, protetti per gran parte del suo percorso da una fitta vegetazione di pioppi, salici bianchi e rossi.  Con questo suo andare, curvare e tornare indietro il fiume disorienta il viaggiatore, il quale - attraversando uno degli innumerevoli ponti che lo tagliano - stenterà a credere si tratti sempre dello stesso corso d’acqua. Una massa liquida nella quale si è specchiata la Storia d’Italia. Annibale e i Romani, le camicie rosse di Garibaldi, le armate Alleate opposte a quelle tedesche nel 1944. Fino alle più recenti guerre di camorra intrecciate alla massiccia presenza di immigrati clandestini nei territori lambiti dal fiume a ridosso della foce a Castel Volturno.


Questa lunga navigazione fotografica è stata una immersione nel silenzioso fluire del fiume, percepito indifferente  alle infinite vicende umane che il suo scorrere ha accompagnato.  Ad ogni sessione di scatti, esplorazione dopo esplorazione, quelle vicende - storie di uomini anonimi o passati alla storia -  hanno rischiato di condizionare la visione del fiume che invece volevo fosse indipendente e libera dal peso che la Storia ha sui luoghi. Almeno in un tratto di navigazione però la contrapposizione di visione è stata tangibile. Come nel caso di Jakob Philipp Hackert, vedutista prussiano che ha soggiornato quasi ininterrottamente in Italia tra il 1770 e il 1799 e del quale Wolfgang Goethe fu amico e grande ammiratore.


Philipp  Hackert lavorò assiduamente per i Borbone di Napoli e in almeno tre diversi viaggi visitò i paesi che da Caserta, lungo il corso del Volturno, arrivano alle pendici del massiccio montuoso del Matese. Assai famosi sono alcuni paesaggi dove il Volturno ha una posizione centrale nella scena pittorica. Tra questi “La Primavera” del 1784, la “Veduta di Caiazzo” del 1805 e la “Veduta di Piedimonte d’Alife, del Matese e del Monte Miletto presi dalla Scafa sul Volturno”. Dipinti pubblicati nel bel volume a cura di Francesco Comparone che accompagna le foto esposte al PhC Festival. Una delle quali ritrae proprio la Scafa (il punto in cui il fiume poteva essere guadato con una imbarcazione fissata ad un cavo) così come appare oggi.