photography & concepts

Francesco Fossa

        ADIEU MARIO

 

Mario Dondero, l'umanità fatta persona. Ho avuto la fortuna di conoscerlo, di trascorrere del tempo con lui. Tramite tra noi è stato il comune amico Emanuele Giordana. Questa foto li ritrae assieme alla Stazione Termini. Il tempo, un concetto aleatorio. Ciò che sembrava contare di più nella scansione delle giornate di Mario Dondero erano gli incontri, le persone, le loro storie. Avevamo l'idea di fare un viaggio assieme. Avrei dovuto filmare questa esperienza, immaginata a bordo della Fiat 128 di Emanuele, da Roma a Piacenza fino a Parigi alla ricerca della poesia di George Brassens. Se mai fossimo riusciti a partire credo che Brassens lo avremmo trovato già a Viterbo e magari saremmo finiti in Basilicata. Perchè anche il concetto di spazio sottostava alla priorità degli incontri. L'ho visto attaccare bottone con le persone più diverse. Empatia innata la sua. Ricca di curiosità e semplicità. Standogli vicino ti accorgevi che la vita si sgonfiava di tensione, lasciando spazio agli aneddoti, ai salti temporali e culturali che univano Samuel Beckett ad un operaio milanese, Pasolini ad un guerrigliero della Guinea Conakry. Anche una sua conversazione col salumiere attorno ad un panino ripieno di tonno e pomodorini secchi diventava un esperienza letteraria che divertiva e arricchiva. Mario Dondero è stato un poeta della vita. Vedeva i sentimenti. E li fotografava. Amava il bianco e nero. Ma nelle foto a colori - quelle che riteneva banalmentre commerciali -  le scene ancora di più sembrano prendere vita ad ogni istante. Tra i tanti famossissimi scatti che ha realizzato, le foto di Oleg Popov  in bilico sulla fune da clown e di un anonimo operaio in tuta blue del maggio francese le identifico più di altre al suo nome. Tinte calde, che emergono da ampie zone di ombra. Resta il rammarico di non aver mai fatto partire quella Fiat 128 ma soprattutto la consapevolezza di aver incontrato un uomo speciale.